#Archeologia

Molise

di Andrea Ceccarelli e Gerardo Fratianni

Un volume che è insieme punto di arrivo e di partenza, sintesi rigorosa sulle ricerche archeologiche in regione e al contempo strumento per rifondare le basi di una conoscenza del territorio attenta e consapevole della sua natura aspra e generosa. Le pagine di Molise non sono solo frutto di esperienze pluriennali di ricerca d'archivio e lavoro sul campo, coerentemente ordinate secondo l'indice, ma esprimono un punto di vista più ampio, attraverso cui le vicende regionali mostrano chiaramente, a più riprese attraverso i secoli, il ruolo chiave dell'integrazione tra popoli. Presentazione di Sergio Rinaldi Tufi.

Le industrie litiche del giacimento paleolitico di Isernia La Pineta

di C. Peretto

Questa monografia prende in esame i manufatti litici dagli scavi del giacimento di Isernia La Pineta (Molise) sotto vari aspetti, non solo tipologici, ma anche tecnologici e funzionali. L'indagine sui reperti di scavo è stata infatti supportata da prove sperimentali sui materiali che hanno consentito di verificare alcuni importanti aspetti, soprattutto in relazione al concetto di strumento e in modo particolare alla definizione degli " strumenti" denticolati.

L'opera poligonale di Madonna della Libera di Venafro (IS). Studi storici e dati archeologici 

di Maurizio Zambardi 

Questo contributo altro non è che un "capitolo" estrapolato da un lavoro di indagine territoriale molto più ampio, in corso di redazione, finalizzato alla ricostruzione archeologico-topografica delle alture che circondano Venafro. Inoltre lo studioso, cautamente, sottolinea che la sua ricerca non ha la pretesa di essere esaustiva e risolutiva. Ma lo spoglio sistematico dei documenti di archivio, supportato dal certosino confronto con i dati provenienti dalla ricerca bibliografica e, soprattutto, la conoscenza puntuale e diretta dei luoghi in cui lo Zambardi si muove con dimestichezza, associata ad anni di indagini topografiche condotte sul campo, confermano ampiamente la validità dei risultati ottenuti. Risultati che sono, oltretutto, innovativi, specie nella formulazione delle articolate ipotesi insediative sulle alture a ridosso dell'antica Venafrum.

Iuxta flumen vulturnum. Gli scavi lungo il fronte fluviale di San Vincenzo al Volturno

di Federico Marazzi e Alessandro Luciano

Le circostanze che hanno consentito di indagare un'area tanto prossima al corso del Volturno, sono state determinate dall'avvio, a partire dall'estate del 2005, dei lavori di manutenzione della centrale idroelettrica Enel impiantata alle sue sorgenti, che si trovano non distante dal sito archeologico di San Vincenzo al Volturno. L'esigenza, insorta nel corso dei lavori, di intervenire sui bacini di stoccaggio delle acque da inviare nelle condotte forzate, ha imposto il riversamento nell'alveo naturale del Volturno di flussi idrici imponenti, riconducendone, di fatto, la portata a quella che alcune foto d'epoca testimoniano per i decenni iniziali del XX secolo. Nelle condizioni attuali, essi avrebbero però determinato l'allagamento dell'area archeologica monastica nel frattempo riportata alla luce. Questo problema ha indotto la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise ad individuare, di concorde avviso con l'ENEL, la soluzione di provvedere all'intubazione del tratto del fiume prospiciente gli scavi e, in particolare, di fronte a quella del complesso del cosiddetto "San Vincenzo Minore", tra il Ponte della Zingara e le Cucine monastiche, riportate alla luce nel 2001

La «Basilica Maior» di San Vincenzo al Volturno. Scavi 2000-2007

di Federico Marazzi

Esattamente dopo un quindicennio dall'avvio della nuova fase di lavori presso il sito di San Vincenzo al Volturno, promossa e diretta dalla Soprintendenza del Molise (si era infatti nel 1999), vede infine la luce il report finale sugli scavi condotti in quello che allora costituì il fronte principale di attività sul terreno: l'area della basilica maggiore del monastero vulturnense. Le attività avviatesi nel 1999 nell'ambito di un finanziamento concesso dal CIPE al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e quindi attuato dalla Soprintendenza, ebbero nel triennio compreso fra il 2000 e il 2002 il loro momento di maggiore intensità, precedute da una campagna di piccoli sondaggi e di attività di ricognizione geofisica - preliminari allo svolgimento dello scavo su grandi aree degli anni successivi - e seguite quindi da una serie di interventi di estensione più ridotta che si sono protratti sino al 2007. Il corposo volume di circa 400 pagine ripercorre l'intera stagione di scavi che ha portato alla scoperta del monumentale edificio.

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