#Una terra chiamata Molise

              La produzione

Una terra chiamata Molise

 

Produzione girata nei mesi di settembre e ottobre dall’associazione culturale ‘Il villaggio della cultura’ di Campobasso, presieduta da Marica Mastropaolo e Silvio Giorgio. 

Ecco l'intervista che ci hanno concesso.

Per noi il Molise è...

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"Una terra chiamata Molise", la docu-fiction che racconta la storia della nostra regione attraverso il viaggio di due ragazze, Marta (interpretata da Simona Gagliardi) e Cris (interpretata da Alessia Giallorenzo). Il viaggio di questo Progetto invece come nasce? 

 

Il progetto nasce dall’amore per il Molise e dalla consapevolezza di quanto abbia da offrire il nostro territorio.

Sappiamo bene tutti che le nostre Amministrazioni non hanno mai fatto abbastanza per promuovere la regione e sappiamo anche quanto forte sia il desiderio dei molisani di far conoscere le nostre bellissime realtà locali.

Ecco, questa spinta ci ha portati ad elaborare un’idea originale e nuova per le nostre zone che ne mostri i punti di forza raccontandoli in modo “leggero” e particolare, ossia attraverso il viaggio di due turiste che vivono in prima persona questa terra così ricca di tesori da mostrare.

Qual è il messaggio che volete trasmettere attraverso il viaggio delle due protagoniste?

 

“Questo è il Molise, venite a visitarlo”. Un messaggio molto semplice e diretto.

Un messaggio rivolto a tutti, ragazzi, adulti ed anziani che, attraverso le immagini della nostra storia, incita a “toccare con mano” la nostra realtà per apprezzarla pienamente e concretamente.

Un messaggio teso ad avvicinare fisicamente ed emotivamente i nostri emigrati in Italia ed all’estero per portarli o riportarli nei luoghi d’origine.

Un messaggio chiaro sulla validità del nostro territorio pronto ad accogliere e far stare bene tutti coloro che vorranno conoscerlo da vicino.

Un messaggio rivolto anche a chi potrebbe fare, non fa e nemmeno aiuta chi come noi si impegna per cambiare le sorti della regione.

Vi va di raccontarci chi sono nella vita quotidiana Silvio Giorgio e Marica Mastropaolo  ideatori e creatori dell’associazione “Il villaggio della cultura", nonché della docu-fiction?

 

Due persone comuni che hanno unito le forze per aiutare il Molise ad uscire dall’ombra.

Ma anche due persone appassionate che, già prima di conoscersi, avevano realizzato, separatamente, tanti eventi acquisendo competenza e professionalità nel settore.

Se doveste raccontarci il ricordo più bello che avete di tutto questo percorso fatto, quale sarebbe? 

 

I ricordi belli sono veramente tanti.

Sia quelli legati alla fase organizzativa, sia quelli accumulati durante il periodo in cui sono state girate le scene nelle varie località.

Nonostante le mille difficoltà incontrate, l’immane fatica fisica e mentale ed i tanti sacrifici, oggi possiamo dire di ricordare tutto con grande piacere e di aver

vissuto un’esperienza molto gratificante che ci ha permesso, fra l’altro, di conoscere gente bellissima con cui è stata una vera gioia poter lavorare.

Ecco, questo è il ricordo più bello.

E un aneddoto divertente?

Sono stati molti anche i momenti divertenti, anzi, ad essere precisi, ci siamo sempre divertiti quando si è trattato di girare i vari ciak.

Quelli che sono rimasti più impressi hanno riguardato le volte in cui con noi ci sono stati i “non attori”, i titolari delle aziende che hanno contribuito alla realizzazione del progetto e la “gente comune” che ha preso parte alla docu-fiction. Tutte persone che si sono rivelate bravissime e fortemente coinvolte e che hanno saputo mettersi in gioco con ilarità, comunque consapevoli stessero facendo qualcosa di importante e che richiedeva serietà ed impegno.

Cosa significa per voi lavorare in Molise? Credete sia più difficile o limitante lavorare in contesti così "piccoli"?

Lavorare in Molise è difficilissimo!

Lo dice a gran voce Marica Mastropaolo che ha lavorato a Roma per cinque anni nel settore della gestione e realizzazione eventi e, nonostante il caos e le problematiche rivenienti da una metropoli come quella, non ha mai incontrato gli ostacoli poi riscontrati qui.

Il Molise è una regione, ci costa dirlo, dove, se non hai “aiuti di un certo tipo”, andare avanti diventa un’impresa davvero complessa.

In teoria, muoversi un una regione piccola come questa, dovrebbe essere semplice e meno impegnativo che in altri contesti più vasti ed articolati, invece è l’esatto contrario e ciò a causa di uno spirito collaborativo del tutto assente e di una diffidenza dilagante che porta e dire di no a qualsiasi proposta. Ma non solo diffidenza, anche lassismo e menefreghismo di chi pensa che “stiamo bene come stiamo” e non abbiamo bisogno di cambiare lo stato delle cose.

Ecco perché non ci sembra vero essere riusciti a realizzare un progetto impegnativo come “Una terra chiamata Molise” e, non smetteremo mai di ripeterlo, ringraziamo quelle aziende che ci hanno supportato che sono state essenziali affinché il progetto potesse venire alla luce.

Come si sul dire “pochi ma buoni”.

L'intero progetto sarà stata una lunga sfida che però vi ha dato i giusti riconoscimenti e soddisfazioni. Ci sono stati ostacoli tali durante il vostro percorso tanto da farvi pensare che non ne valeva la pena? Se si, cosa vi ha fatto poi cambiare idea?

I momenti di sconforto ci sono sempre, è inevitabile.

Come detto prima, lavorare in Molise non è affatto semplice e, in tantissime occasioni, la rabbia e la stanchezza ci hanno portati a fermarci, a riflettere ed a chiederci se fosse il caso di continuare a lottare.

Ma noi de “Il villaggio della cultura” siamo “diversi” e siamo più forti di tanti altri (permetteteci un autoelogio). Dentro abbiamo la passione che brucia e l’amore per quello che facciamo, quindi, prima di arrenderci, dobbiamo davvero provarle tutte. Ogni volta rimaniamo in attesa di risposte che non arrivano mai, ma ogni volta ci rimbocchiamo le maniche ed andiamo avanti lo stesso.

Così è avvenuto anche con questo progetto che, credeteci, ha incontrato difficoltà immani ed era giunto anche ad un punto che sembrava essere “di non ritorno”…eppure ce l’abbiamo fatta e oggi siamo qui a raccogliere i frutti di tanto lavoro e tanto impegno.

Ne vale sempre la pena se ci si crede fortemente e si è consapevoli delle proprie capacità.

Ora che la prima serie è giunta al termine, quali sono i progetti per il futuro della docu-fiction "Una terra chiamata Molise?"

I progetti futuri, quelli in embrione, riguardano sia un prosieguo della docu-fiction con una seconda edizione, sia altri eventi ad essa correlati.

Sicuramente la promozione del territorio resterà il pilastro portante che farà da leva per le nostre prossime iniziative.

Silvio Giorgio è un inesauribile vulcano di idee e Marica Mastropaolo, insieme a lui, una che non ha orari, non si ferma mai e lavora 24 ore al giorno…ci sono tutti i presupposti per continuare lungo una strada ormai intrapresa da più di due anni e che ha sempre dato buoni risultati.

Infine una "domanda di rito" per #thisismolise: per voi il Molise è…?

Il Molise è come lo scrigno che spesso vediamo nei film epici, quello nascosto in una grotta o sotterrato in un bosco.

“Riusciranno i nostri eroi ad aprirlo e vedere il meraviglioso tesoro che contiene?”

Sta a noi aiutare la gente a scoprire questo tesoro e sta a noi portarlo alla luce per farlo conoscere al mondo.

Il Molise c’è, grida giustizia e noi tutti abbiamo il dovere di ascoltarlo.

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