#Museo del Tombolo di Isernia

Museo del Tombolo di Isernia

Due sono i luoghi che si contendono il primato per la fine lavorazione del merletto a fuselli: l'Italia e le Fiandre. Verso la fine del XV secolo si afferma quest'arte di merlettare, dall'evoluzione di altre tecniche già in uso e sono proprio Venezia ed Anversa le due città a cui la gran parte degli studiosi fa riferimento per quanto riguarda la datazione storica.

 

Ma da ricerche più recenti sembra che le date più remote siano da attribuire all'Italia e fra le città in cui da più secoli si tramanda la tradizione di fare trine si annovera Isernia. Risale, infatti, al 1503 la presenza della lavorazione e tombolo (dal latino tumulus, riferito al cuscino d'appoggio) in Isernia.

 

Nelle giornate della bella stagione ancora oggi si possono incontrare ed ammirare, nei vicoli d'Isernia, anziane signore dedite a lavorare il tombolo continuando una preziosa tradizione che, attraversando il corso di cinque secoli, è arrivata fino ai nostri giorni.

 

L'arte di fare merletti giunse ad Isernia dal Regno di Napoli intorno al XV secolo e si diffuse soprattutto nel periodo delle regine aragonesi Giovanna III e Giovanna IV che amavano soggiornare nella città pentra e che spesso facevano guarnire i loro ricercati abiti con trine di Isernia.  

Primo luogo eletto, dove si eseguiva il tombolo in maniera artistica, fu il Convento di Santa Maria delle Monache, che accoglieva le giovani fanciulle della nobiltà napoletana costrette a monacarsi per non suddividere il patrimonio di famiglia. Nel Monastero benedettino le nobildonne arrivavano con ricca dote e soprattutto con conoscenze ed educazione raffinate - avevano studiato musica, pittura, ricamo - che trasferivano anche nell'esecuzione di merletti particolarmente pregiati. Come avveniva non solo ad Isernia ma in Italia e all'estero, furono i conventi a far conoscere e quindi a diffondere nel secoli il merlettare a fuselli: nel Monastero di Santa Maria, le monache rifornivano di filo le popolane che eseguivano i merletti. Negli anni successivi saranno commercianti locali a dare filo e disegni alle merlettaie (attorno agli anni '50-'60 del secolo scorso si contavano più di cinquecento lavoratrici).

Una lunga storia accompagna il filo del tombolo che si è dipanato nelle infaticabili mani di abili ricamatrici quando il fare merletti divenne una fonte di guadagno a conforto dell'economia di molte famiglie a cui contribuivano in maniera determinante proprio le donne isernine le quali, oltre ai pesanti lavori nei campi e alle quotidiane incombenze della casa, destinavano quel che rimaneva del loro tempo al lavoro del tombolo. Frotte di donne, sia bambine sia adulte, affollavano i vicoli d'Isernia.

La lavorazione di merletti a tombolo, dopo lunghi decenni di declino, attualmente si è avviata a tracciare un rinnovato tragitto. In questa prospettiva si collocano la pubblicazione del volume Il Tombolo nel cuore di Isernia, libro che ha riproposto all'attenzione della comunità civile l'arte di fare tombolo e l'Istituzione del Museo del Tombolo, sede propositiva nel segno della continuità con le nuove generazioni e per quanti desiderano conoscere il raffinato e creativo mondo del Tombolo di Isernia.

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