• #THISISMOLISE

A Macchiagodena la polenta è 'Campione del Mondo'

Rossa, sfritta, con il baccalà, comunque essa si fa, da tutti si fa “ magnà"





La polenta di Macchiagodena è un vero e proprio “cult “culinario e la sagra estiva lo dimostra.

Ogni anno, il sabato e la domenica dopo il ferragosto, in località Caporio va di scena una delle sagre più rappresentative del Molise. Migliaia di “degustatori “da ogni parte del Molise e non solo, invadono letteralmente il pianoro della contrada a Valle del piccolo e bellissimo Borgo di Macchiagodena, per degustare una vera e propria delizia per il palato.

Un piatto che da secoli viene reso unico dagli ingredienti e dal modo di preparare l’addobbo del piatto stesso.


La sagra è il trionfo della polenta, dura, lenta o tagliata a fette, condita variamente con i prodotti locali: fagioli, verdure, baccalà, salsicce, formaggi. I Fattaruole, come qui è chiamata la polenta, hanno una lunga tradizione che si perde nella memoria: l'estate della tresca e della scogna del grano, il profumo della polenta, ricca di salsicce e di cicoli soffritti nella capace zuppiera.

Ingredienti scelti con maestria e di seguito indicati con particolare attenzione alla farina di granturco agostinello, il granturco tutto Molisano.


Ottenuta da un’antica varietà di granone recuperato da agricoltori molisani, coltivata in modo naturale raccolto a mano ed essiccato al sole, comunemente chiamato “Granedinje”, (Grano d’India), dal ricorrente numero otto, in quanto si semina a maggio e si raccoglie ad agosto e la pannocchia “la tolle", è composta da otto file di chicchi.

Un leggero e piacevole sentore di rivoluzione che inebria e coinvolge il territorio con una nuova voglia e volontà di non abbandonare la tradizione e il mondo dell’agricoltura. La vera alternativa per, come urla il mugnaio Molisano, Dionisio Cofelice, “fare un passo indietro per andare avanti “.


Fu Cristoforo Colombo ad importare il mais in Europa nel 1493. Successivamente, agli inizi del Cinquecento lo stesso mais si è diffuso sino ai nostri confini.

Inizialmente, il mais non rivestiva un ruolo chiave nella catena alimentare, coltivato ed utilizzato principalmente come foraggio.

La coltivazione era diffusa soprattutto a livello familiare negli orti (essendo essi esenti da canoni e decime). Soltanto dopo qualche decennio i proprietari terrieri scoprirono la potenziale ricchezza del mais, incentivando i mezzadri alla sua coltivazione.

Tra queste regioni è inclusa anche il Molise che fu invaso da campi di mais tanto che ne divenne alimento abbondante ed economico per i contadini e gli strati sociali inferiori.


Con l’avvento di aziende produttive, con la necessità di sopperire ad esigenze numeriche e carestie il mais divenne diffusissimo, sostituendosi in larga parte al miglio ed all’orzo.

Nelle regioni in cui il mais era diventato la coltura principale, quali il Molise, esso divenne anche l'alimento centrale e quasi esclusivo per le popolazioni delle campagne, in genere sotto forma di polenta che carente di vitamina B dovette essere condita con arricchitori quali la salsiccia, il sugo, l’olio.


Ingredienti chiavi per la preparazione della polenta sono il caldaio in rame, farina macinata con mulino a pietra e accuratamente setacciata. E a Macchiagodena, così come nei paesi limitrofi, vivono ancora i vecchi mulini a pietra.


Un rito, un vero rito che aggregava e che ancora aggrega e sinergicamente rende magiche le giornate passate a raccontarsi storie ed aneddoti relativi alla “polenta rossa cosparsa di sugo di salsiccia “, alla “polenta sfritta tipica del periodo Natalizio per via dell’utilizzo della sugna e di pezzi pregiati di Maiale “, alla “polenta con il baccalà “di cui di seguito proveremo a scrivere la ricetta.


Ricetta polenta e baccalà alla "macchiapurrana"


INGREDIENTI 750 gr di farina di granturco;

1 litro e 1/2 d'acqua;

800 gr di baccalà già spugnato;

2 grosse cipolle;

q.b. di farina bianca;

abbondante olio di oliva extravergine;

q.b. di sale grosso.


PROCEDIMENTO

In una pentola capiente con salata acqua bollente, fate cadere "a pioggia" la farina di granturco ed un po' di olio extravergine di oliva.

Bisogna mescolare di continuo con una cucchiaia di legno per evitare che si formino grumi sin quando la polenta non avrà raggiunto la giusta consistenza.


Tagliate il baccalà già spugnato a pezzi, eliminando la pelle e le lische più grosse. Lavate il baccalà e, dopo averlo asciugato, infarinatelo.

In una padella, mettete abbondante olio e friggeteci i pezzi di baccalà sino a quando esso non presenterà una crosticina dorata e croccante. A questo punto, con l'auto di una schiumarola, sgocciolate i pezzi di baccalà e tenerli al caldo con l'olio usato per la frittura.


Create un soffritto di cipolla insieme all'olio di oliva e solo dopo iniziate a condire la polenta. Su una classica spasa, create strati alterni di polenta, baccalà ed olio di frittura. Tali bocconcini di polenta a Macchiagodena prendono il nome di fattaruole.

500 visualizzazioni
  • Bianco Instagram Icona
  • Facebook - Bianco Circle
  • mail_vector_icon_white