C'era una volta l'amore
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C'era una volta l'amore

Il 14 febbraio si festeggia San Valentino, la giornata d'Amore per eccellenza. Durante questa giornata sono tante le manifestazioni d'affetto che si trasmettono e tanti i messaggi che si scambiano. Forse troppe volte si decanta questo puro sentimento con superficialità, anche grazie all'imminenza dei social che sovrasta la nostra quotidianità.


Un tempo invece era tutto più difficile e, forse, anche più autentico. Gli innamorati potevano guardarsi solo da lontano e spesso tra loro si intromettevano le famiglie. Si seguivano lunghi corteggiamenti, uno sguardo intenso era quasi una dichiarazione d'amore. Spesso si fuggiva, praticando le classiche "fuitine", ma una promessa rimaneva tale e durava per tutta la vita.


Noi abbiamo selezionato alcuni rituali ed usanze con i quali gli innamorati davano voce al loro sentimento.


E dopo aver letto, se volete continuare a sognare, non perdetevi il Rituale del Matrimonio vissuto grazie al MuseC di Isernia.


La mez'ora alle Quattro Cannelle

Il rintocco delle campane della chiesa dell'Annunziata di Venafro scandiva la quotidianità degli abitanti del Paese. Durante tutta la giornata c'era posto anche per gli innamorati che potevano guardarsi e scambiare due parole d'amore durante la mez'ora.

Esattamente allo scoccare delle vendiquattr'ora, tardo pomeriggio, le ragazze si recavano alle Quattro Cannelle con la tina di rame per prendere l'acqua da utilizzare in casa (pr' acqua all' quatt' cannell').

Quale pretesto migliore per incontrare il proprio innamorato? Dopo aver riempito la propria tina, infatti, le giovani potevano lentamente far ritorno a casa, accompagnate dall'innamorato. Per le più fortunate, ci si poteva appartare con il proprio amato lontano da occhi indiscreti. Ma non viaggiate troppo con la fantasia. Infatti, così come per Cenerentola lo scoccare della mezzanotte ha fatto spezzare l'incantesimo, i rintocchi di n'ota r' nott ricordavano alle giovani ragazze di tornare di fretta a casa, prima del calare del buio.

Era quindi frequente incontrare giovani coppie in giro per il Paese durante quell'orario e spesso esse venivano prese in giro. Da qui, nasce il detto "che sctet a fà la mez'ora?".


Il fuoco dell'amore

La 'ndoccia di Agnone è un rituale natalizio molto antico e in esso risiedono molti significati simbolici.

Quello che però più ci interessa vede la 'ndoccia come mezzo per dichiarare il proprio amore. I giovani pretendenti, infatti, per stupire la propria spasimante, si presentavano sotto casa sua con la grande torcia per fare la cumbarsa. Il fuoco rimaneva vivo anche nel cuore degli innamorati, alimentando il loro sentimento, se la prescelta faceva capolino dalla sua finestra, dimostrando di accettare il corteggiamento. In caso contrario, lo sfortunato veniva rifiutato con una secchiata d'acqua, spegnendo la fiamma della 'ndoccia e del suo cuore.


Il Ceppo dell'amore

Ai tempi in cui tutto è forse troppo semplice queste sembrano quasi leggende. Eppure, un tempo, l'amore doveva essere conquistato e spesso, dopo aver trovato il coraggio di dichiararsi, bisognava anche incassare un rifiuto da parte dell'amata.

Un antico rituale d'amore è quello del Ceppo secondo cui, il pretendente doveva recarsi a casa dell'amata con un ceppo, cioè un tronco di legno ornato con fiocchi e fiori colorati, lasciandolo davanti l'uscio di casa. Molto spesso bisognava attendere il mattino seguente per scoprire se l'amata aveva accettato il suo amore, ritirando il ceppo come pegno o, al contrario, rifiutato, lasciandolo proprio lì dove lo aveva trovato.

Altre volte, invece, la risposta non si faceva attendere e, chiedendo "chi l'ha ncepponata a ffiglma?", se il pretendente era approvato, la stessa madre della sposa decantava "chi l'ha ncepponata che 'a scepponea". In caso contrario, il cuore ferito doveva anche riprendersi in spalla il ceppo e portarlo a casa, non prima di aver incassato però un palese rifiuto "chi lo ha messo il ceppo, ora glielo tolga!".


Quel mazzolin di fiori


"Quel mazzolin di fiori che vien dalla montagna. E bada ben che non si bagna che lo voglio regalare". Queste sono le parole cantate dalle Mondine con le quali, una giovane innamorata, aspetta il suo bel "moretto".

Nonostante i tempi che cambiano, regalare i fiori non rimarrà mai un gesto sgradito. Un tempo, quando erano poche e difficili le occasioni per dichiararsi, i ragazzi erano soliti appendere alle porte delle amate dei fiori (di montagna) per manifestarsi. Il giorno dopo, se la ragazza accettava i fiori, accettava il suo corteggiamento.

Purtroppo, in molti sono rimasti delusi nel vedere il mazzolino ancora appeso alla porta della propria musa.


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