Sant'Antonio Abate e la figura iconografica del maiale
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Sant'Antonio Abate e la figura iconografica del maiale

Il 17 gennaio si festeggia Sant'Antonio Abate, definito il 'Santo del porcello'. Tale santo, infatti, viene venerato come protettore degli animali, in particolare del maiale. Abitutidine antica era quella di avere una rappresentazione del Santo sulla porta di ogni stalla. Tipici di Sant'Antonio Abate sono la benedizione degli animali ed il falò, detto in dialetto 'lu fòche de Sant'Antònie'.


Sant'Antonio Abate Civitacampomarano - Foto: Franco Valente


Il maiale diviene una figura iconografica associata spesso a quella del santo e in questo periodo risale la tradizione della sua uccisione. Il maiale era considerato una ricchezza per le famiglie ed un momento conviviale e di gioia. Di esso non si buttava nulla e persino il grasso era utilizzato anticamente per curare le malattie della pelle.


Iconograficamente, quindi, Sant'Antonio Abate viene spesso rappresentato con ai piedi la presenza di un suino, spesso della razza Cinta Senese, ed una torcia in mano. La presenza di questo animale è strettamente ricollegata al privilegio associato ai discepoli del santo del 1095 che, grazie al suo lardo ed erbe officinali, erano in grado di guarire il "fuoco di Sant'Antonio". Lo stesso Santo veniva venerato quale protettore della malattia grazie alla diffusa guarigione avuta in concomitanza con la traslazione delle sue reliquie da Costantinopoli in Europa.


Con Sant'Antonio Abate si apre anche il periodo di carnevale. Una leggenda narra che l'uomo, non conoscendo ancora l'uso del fuoco, chiese aiuto al santo. Quest'ultimo acconsentì e scese all'infero per recuperare alcune anime condannate illegittimamente. I diavoli (figura che ritroviamo in molti riti carnevaleschi) non accettando una perdita di condannati, chiusero le porte al santo. A questo punto ritroviamo il maialino il quale riuscì a varcare la porta d'ingresso prima che venisse chiusa e a creare un tale scompiglio che Belzebù si vide costretto a richiamare il Santo. Sant'Antonio, oltre a riprendersi il maialino, riuscì anche a prendere il fuoco con l'uso del suo bastone.


Altre tradizioni associano all'iconografia del maiale la figura del diavolo che, essendo stato sconfitto da Sant'Antonio, fu condannato da Dio a seguirlo per l'eternità sotto tali sembianze.

E' tradizione festeggiare il Santo con 'lu fòche de Sant'Antòne' il 16 gennaio. Durante tutta la giornata per il paese si intonano litanie collettive e canti di questua dedicati a Sant'Antonio Abate.


Il maiale, così come gli alti capi di bestiame, costituiva una vera e propria ricchezza per le famiglia. Originariamente, furono proprio i frati Antoniani a donare la carne ai poveri dopo averlo nutrito ed allevato per tutto l'anno a spese della collettività.


Dal periodo natalizio sino al mese di febbraio all'incirca, corrispondenti ai periodi più freddi (potendo così garantire una migliore conservazione della carne), l’uccisione del maiale era un vero e proprio rito, un momento conviviale al quale partecipava l'intera famiglia e tutti gli amici. Per secoli questo animale ha costituito la dispensa di molte famiglie, una garanzia di grasso e proteine per l’inverno. La carne era consumata esclusivamente durante le ricorrenze e i giorni di festa, e non sempre.


Le famiglia più ricche, originariamente, dopo aver acquistato il maialino lo affidavano ad un contadino per l'allevamento e la sua nutrizione che avveniva con gli avanzi e i frutti della campagna.


"Tròcc'l" dove mangiava il maiale. Un detto molisano dice: "e quànn' ù pòrc' jè sazje s' arr'vot' ù tròcc'l' . Foto: Domenico Iacovone

Del maiale non si buttava niente e proprio dalle tradizioni contadine si deve l'attitudine di conservare la carne sotto forma di insaccati: salsicce, ventricine, capocolli, salami e prosciutti.



Molti sono i piatti tipici della tradizione molisana legati al maiale. Basti pensare alla pampanella o ai cavatelli con il sugo di maiale così come tutti gli insaccati emblemi del nostre territorio.


"U 'ndrje" tipico di Montorio nei Frentani. Foto: Domenico Iacovone

Famoso è anche il sanguinaccio, preparato con il sangue del maiale, proprio ogni cosa era preziosa e non si sprecava.




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