Carnevale in Molise: la Saraca
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Carnevale in Molise: la Saraca


Iniziano i preparativi per Carnevale ed alcuni pregustano i dieci giorni di grandi abbuffate, di scherzi, di frivolezze. Dieci giorni di entusiasmo, di buffonerie, di delirio. Ci si pittura di nero fumo, i maschi si mettono il rossetto e le femmine i pantaloni; le trasgressioni sono permesse e tollerate per dieci giorni. Ognuno sceglie la maschera che gli suggerisce l’inconscio.


Finito il periodo degli scherzi e dell'abbondanza, con il mercoledì delle ceneri inizia la Quaresima, che si conclude proprio il Giovedì santo. E fare Quaresima vuol dire proprio fare penitenza, astinenza e digiuno. Il digiuno assume quindi un carattere propiziatorio e penitenziale anche se, in termini pagani, esso è legato più ad una carenza di carne per le famiglie povere.


Un detto locale recita: "Caraèsema sècca sècca magna nuc' e ficura secc' e 'n piezz' r baccalà. Quaraesma vò sc'alà". La Quaresima veniva definita secca, dunque magra, proprio perché dopo il periodo prosperoso di Carnevale, si osservava una dieta molto magra.

C'era l'abitudine di portare sulla tavola cibi sostitutivi tra cui il formaggio, le uova, le verdure ed il pesce tra cui il baccalà e la famosa saraca. Nell'entroterra, in particolare, il pesce viene utilizzato sotto sale in quanto poteva essere facilmente conservato (a tal proposito, in un altro articolo abbiamo parlato del baccalà alla m'ntanara).


Tale rapporto tra l'uomo ed il cibo però, risale ad oltre 100 anni, esattamente attorno al IV secolo a.C. quando subentra la Chiesa a condizionare le nostre scelte. In particolare, la Regola di San Benedetto (480-547 d.C.) detterà le norme dietetiche per il nascente monachesimo.

La saraca diviene dunque un alimento prioritario per il periodo che sussegue il Carnevale tanto che in molto lo definivano il simbolo di passaggio. In molte regioni del Nord Italia c'era l'abitudine di festeggiare con la "festa della renga", considerando l'aringa come un vero e proprio rito di passaggio dal Carnevale alla Quaresima.


La dieta magra diviene dunque il dettame della Quaresima e, oltre i cibi appena elencati, principalmente veniva preferito il pesce con il baccalà, le sarache, le marachelle, le sardune.

In questo periodo c'era l'uso di insaporire una fetta di pane con l'aringa affumicata oppure di appenderla al soffitto per lo stesso uso, sostituendo la polenta al pane in occasioni speciali.




Un altro modo nel quale la saraca si rende protagonista durante la Quaresima è l'usanza di stendere delle corde da un balcone all'altro in modo da attraversare le strade del paese. A queste corde venivano appesi dei cerchi di ferro o di legno da cui pendevano un pezzo di baccalà, la saraca, aringa e comunque del pesce secco. Il pesce rimanevo appeso per tutto il periodo della Quaresima sino alla mattina del Sabato Santo, quando, con la "sciòta delle campane" le corde venivano tagliate per far cadere tutto a terra. I cerchi di legno o di ferro utilizzati simboleggiano la Quaresima e la speranza per i più poveri di prendere qualcosa dalle corde. I più poveri, infatti, prima ancora del suono delle campane, rimanevano ad attendere che la gente corresse in chiesa per prendere quel pesce secco che veniva fatto cadere per le strade del paese.

Infine, la saraca ricorda proprio la pupazza di pezza con la faccia dipinta, rappresentata come una vecchia con il fuso e conocchia. Ai suoi piedi una patata, in cui erano infilate sette penne di gallina nera, una per ogni domenica di Quaresima, con i sette simboli del mangiare di magro tra cui la saraca insieme al baccalà, l'arancia, la noce, cipolla e castagna.

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