Carnevale in Molise: il ballo dell'uomo-orso a Jelsi
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Carnevale in Molise: il ballo dell'uomo-orso a Jelsi

Ogni anno, nel periodo di Carnevale, si tiene a Jelsi, in provincia di Campobasso Il ballo dell'Uomo-Orso, un importante rito di propiziazione con il quale si saluta l'inverno dando il benvenuto alla primavera. In Molise, durante lo stesso periodo, si tengono altri due importanti riti dalla stessa valenza antropologica: il Diavolo di Tufara e il Rito dell'Uomo Cervo di Castelnuovo al Volturno.


Ph: Pierluigi Giorgio


Le origini della maschera non sono chiare, ma dalle ultime testimonianze si racconta che sino al secondo conflitto mondiale, esisteva l'Urz, un uomo vestito di pelli di capra o di pecora (talvolta anche di semplici stracci) e con corna di bovino legate sul capo, il quale veniva portato per le strade del paese bastonato da un domatore e fatto danzare all'interno delle case: il cosiddetto 'U' ball dell'Urz'. La finalità principale era proprio quella della questua, chiedendo un bicchiere di vino o un biscotto.


La presenza delle corna sul capo della maschera danno ad essa una chiara impronta antropomorfa. In particolare, il suo significato si ritrova nella maschera dionistica: Dioniso, per sfuggire ai titani, si trasformò in un animale con le corna.

Quello dell'Uomo Orso potrebbe essere ricollocato ad un rito di fertilità o ancor più strettamente ad un antico rito sciamano nel quale si entrava in contatto quanto più possibile con lo spirito animale per propiziare una caccia cospicua.




Da quelli che sono stati i racconti dei più anziani, dal 2008, si rivive a Jelsi la pantomima dell'Uomo-Orso con canti, urla e scene pensate grazie al direttore artistico Pierluigi Giorgio che ne ha fatto una magnifica trasposizione teatrale.

Giunta alla sua XII edizione, sarà possibile assistere alla Ballata dell'Uomo Orso domenica 10 marzo.



Ph: Pierluigi Giorgio

Minacciato da un bastone ed una catena, l'Orso viene intimato a ballare dal domatore e il suo aiutante. Davanti le porte delle case, all'ordine "Orso a posto! Orso olè! Balla orso" la maschera si diletta in una danza al termine del quale, la famiglia offre da bere e da mangiare.



Ph: Pierluigi Giorgio


In seno alle più antiche testimonianze, Pierluigi Giorgio ha teatralizzato la storia, volendo sottolineare non soltanto l'importanza antropologica della maschera, ma anche del significato intrinseco: il timore del diverso che deve adeguarsi. L'Uomo Orso, nella sua ballata, infatti, inscena il diverso, il capo espiatorio che rappresenta, come scrive lo stesso Giorgio: "la paura del diverso o di quella parte di sé libera e selvaggia occultata e rimossa dall'individuo o dalla comunità per buona pace di tutti. La razionalità imperante che offre ed impone uniformità rassicurante. Nel catturare, imbrigliare, legare, imprigionare l'Orso, nel soggiogarlo fra le sbarre, nell'aggiogarlo fra i nostri correnti, schematici, ripetitivi rituali di vita, nel canalizzare "l'urlo" nascosto e profondo in abituali, accomodanti trastulli di danza, imbrigliamo, soffochiamo lo scrigno più prezioso, la nostra essenza più profonda: quella da demonizzare, da non intendere, di cui si ha timore e che fa agli altri terrore. L'urlo del nostro "orso" interiore diventa sempre più flebile, più afono, più lontano: sempre più irrimediabilmente inascoltato".

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