#Storia

Sia pure in un contesto di evidente marginalità e fragilità economica e antropologica, l'area molisana si è trovata, negli ultimi due secoli, fortemente coinvolta in alcuni dei più significativi cambiamenti degli assetti sociali e politico-istituzionali innescati nel nostro paese dalla cosiddetta "grande trasformazione". Basti pensare al passaggio dalla condizione del comunitarismo pastorale a quella dell'individualismo agrario, e ancora, all'esperienza dell'emigrazione europea e transoceanica, al ruralismo dell'epoca fascista, ai diversi passaggi dell'Intervento straordinario per il Mezzogiorno; fino a giungere alla fase, tuttora in corso, della costruzione di un modello di sviluppo locale in tempi di globalizzazione. 

Storia del Molise in età contemporanea

di G. Massullo

La feudalità del Mezzogiorno moderno trasse il proprio dominio dal possesso e dalla rendita della terra, dallo scambio mercantile e dal reddito proveniente da diverse situazioni di monopolio commerciale. Pure l'esercizio dei privilegi di giurisdizione contribuì a rendere consistente il patrimonio del ceto agrario meridionale, come dimostrò l'esperienza economica e sociale del Contado di Molise tra XVI e XVIII secolo, caratterizzata dalla presenza diffusa di "microsignorie", che, nel quadro della vicenda dello Stato moderno napoletano, conferì al paesaggio feudale della regione un tratto originale. In tale prospettiva, la continuità plurisecolare di un modello rurale mediterraneo, nel quale l'asse della pastorizia agì come potente fattore di freno alla modernizzazione, determinò il mancato coinvolgimento dell'agricoltura indigena negli ingranaggi del commercio internazionale, proiettando la "provincia" molisana verso la marginalizzazione del proprio territorio.

Nel Mezzogiorno moderno. Il Contado di Molise: politica, economia e società (secoli XVI-XVIII)

di  Marco Trotta

Nel volume su “L’altomedioevo nel Molise” vanno a confluire tre diverse ricerche susseguitesi nel tempo: “Segni di presenze bizantine nel ‘Samnium’ molisano dell’alto Medioevo (476-1054)”, terminata nel 2004; “Cum graecanico ritu uterentur: i riti e le liturgie del Molise altomedioevale”, completata nel 2008; e, più recente, “Il monachesimo altomedioevale: tipologie, forme e strutture organizzative sul territorio del ‘Samium’ molisano”, portata a termine nel 2010.
Esse, non solo rappresentano un ideale, e personale, diario-percorso culturale, fatto di rigore e di metodo scientifico, seguito dall’autore nelle sue indagini per gli approfondimenti delle espressioni ‘strutturate’ riguardanti le aree molisane, che, in epoca medievale, facevano riferimento, sia religioso che civile, al ducato e, dal 774, principato di Benevento, ma costituiscono, soprattutto, un primo, serio e concreto, tentativo di raccordare e di inserire le ‘micro’ storie di quelle aree nei condizionamenti degli sviluppi progressivi della ‘macro’ Storia ed alle influenze di questa, la ‘Storia’, sulle specificità, specialmente liturgico-religiose e monastiche, ‘prodotte’ prima e poi radicate nelle espressioni culturali ‘autoctone’.

L'altomedioevo nel Molise: proposte per nuove ricerca di storia 2

di Francesco Bozza

A settant’anni dall’Assemblea Costituente e dalla Costituzione questa ricerca ricostruisce il dibattito che dette luogo alla configurazione territoriale delle diciannove Regioni cosiddette «storiche» al termine di un lungo e faticoso confronto, ricco di meditate proposte e di fondate perplessità, di precorritrici intuizioni e di pervicaci ostilità come si espressero sull’introduzione dell’ordinamento regionale nella nuova organizzazione dello Stato, quando al calcolo politico pur presente negli schieramenti contrapposti si accompagnò una rara e forse ineguagliabile passione civile. In tale ambito, il particolare percorso della questione regionale molisana non si limita a delineare gli elementi che fecero del Molise un «caso» destinato ad essere chiuso tardivamente con legge costituzionale del 27 dicembre 1963, ma offre spunti di riflessione tuttora utili alla più generale comprensione dei problemi non risolti e delle prospettive ancora aperte della questione regionale nella storia italiana.

Le Regioni alla Costituente: Il «caso» Molise (1946-1947)

di  Luigi Picardi

Lo stretto legame delle banche locali, in particolare di quelle popolari fondate su un'ampia base sociale, con le comunità locali ha sempre rappresentato l'elemento fondamentale per superare "asimmetrie informative" e diffidenze reciproche, sicché esse hanno assunto, in un certo senso, un ruolo di venture capitalist, nonostante il rischio di investire in attività imprenditoriali spesso di natura incerta e pericolosa. In quest'ottica, il nesso tra l'afflusso delle rimesse degli emigrati presso due banche molisane (Banca Popolare Cooperativa di Agnone "La Sannitica" e Banca Operaia Cooperativa di Agnone) e gli effetti sull'economia del paese di origine diventano particolarmente rilevanti ai fini della ricostruzione della rete di rapporti intessuta con la società, le istituzioni, il sistema politico e gli ambienti internazionali.

Banche ed emigranti nel Molise. Credito e rimesse ad Agnone fra Ottocento e Novecento 

di Vittoria Ferrandino

Le popolazioni rurali per secoli sono state rappresentate come statiche e restie a uscire dai confini del proprio villaggio. Questa ricerca rovescia questo stereotipo, dimostrando quante siano, in un paese interno come Cerro al Volturno, le occasioni e le forme di mobilità vissute dai suoi abitanti. Si usciva dal paese per la transumanza e per i lavori stagionali; ci si allontanava per emigrazione: le partenze definitive per le Americhe e le partenze stagionali e temporanee verso il nord Europa, con le lunghe e dolorose separazioni tra marito e moglie, tra padri e figli.

Cerro al Volturno. Un paese in movimento 

di Domenico Izzim Albino Fattore e Vincenzo Testa

"L'epopea di Monte Marrone non va ricordata solo dal punto di vista militare, ma si pone l'obiettivo di conservare il ricordo di quelle eroiche giornate di altissimo valore militare e storico che avviarono il secondo Risorgimento d'Italia di cui l'esercito italiano fu pieno protagonista. [...] Per queste ragioni la presa di Monte Marrone, per il suo valore ideale, appartiene non solo alla cronaca ma alla storia militare, e non solo non deve essere dimenticata, ma merita di continuare a illuminare il cammino delle giovani generazioni di italiani".

Il corpo italiano di liberazione nel secondo Risorgimento

di Natalino Paone e Sergio Pivetta 

Il libro è il catalogo della donazione da parte della famiglia De Leonardis, isernina da generazioni ma residente a Roma dal 1920, di un nucleo di documenti e libri di notevole importanza per la conoscenza storica e archeologica dell'antico Sannio e per la ricostruzione topografica e urbanistica della città di Isernia, alla Biblioteca Comunale Michele Romano di Isernia.

Isernia. L'altra memoria. Dall'archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca «Michele Romano»

di  M. De Leonardis e G. Venditti

Pagine di novecento molisano. Economia, giornali, idee

di M. Marzillo e M. Saluppo

"Pagine di Novecento molisano" cerca di contribuire alla ricostruzione di vicende storiche, economiche, istituzionali e sociali che hanno caratterizzato l'evoluzione della regione, dall'unità d'Italia ai giorni attuali, riportando alla luce vicende, uomini, giornali e idee che hanno dimostrato ampiamente, anche soltanto per il loro ruolo e la loro presenza, gli slanci di una comunità e di un territorio la cui identità appare sempre più definita e preziosa nel contesto nazionale.

Medioevo monastico molisano. Atlante degli insediamenti benedettini (VIII-XII secc.)

di Daniele Ferraiuolo, Alessia Frisetti e Federico Marazzi

Il volume riporta divisi per quattro ambiti territoriali (Valle del Volturno, Valle del Trigno, Valle del Biferno e Valli del Fortore e del Tammaro), le schede di 80 insediamenti benedettini con notizie generali, localizzazione, inquadramento storico, descrizione del sito, descrizione del monumento, fonti, bibliografia ed importante sezione fotografica. A partire dallo scorcio del VII, ma più decisamente nell'VIII secolo, i duchi beneventani-insieme ad altri esponenti dei ceti egemoni del ducato-iniziano ad investire parte delle proprie risorse nella creazione ex novo di fondazioni monastiche e nel rinnovamento delle istituzioni già esistenti. In tal senso, essi agiscono similmente ai loro omologhi delle restanti regioni del Regnum Langobardorum.

Castelpagano. Nel contesto feudale tra capitanata e contado di Molise

di Giuseppe Santoni e Stefano Vannozzi

Un libro monografico, che, in qualche modo, vuole rimediare alle lievi pecche riscontrate sulla storia finora edita e conosciuta del paese e lungi dall'essere tipicamente campanilista, s'irradia da Castelpagano ai paesi vicini. Nel tentativo di ricostruire la cronologia dei feudatari locali, ci si rende conto infatti di come la storia e le vicende umane superino le concezioni moderne e le attuali divisioni amministrative, poiché, scrivendo della storia di Castelpagano, si sono ricostruiti anche alcuni tasselli poco noto della storia feudale molisana e della Capitanata.

Il Molise e la guerra di liberazione. Settembre 1943-maggio 1944 nove mesi d'inferno. Oltre 1250 morti tra la popolazione civile

di Natalino Paone

Nel settembre del 1943 il Molise occupato dai tedeschi divenne terra di mezzo dell'Italia spezzata: il Regno a sud, la Repubblica Sociale Italiana a nord. Nacque subito la Resistenza con gruppo organizzato, guida e piano di azione. Non vi fu guerra civile. La popolazione prese autonomamente le distanze dagli occupanti con le donne in casa e gli uomini nei nascondigli per evitare collaborazione e sfuggire ai reclutamenti. Non mancarono reazioni a razzie e rappresaglie. Tante furono le vittime civili per bombardamenti aerei, attacchi e contrattacchi dal mare e dalla terra, ma molti furono anche i caduti per impiccagioni e fucilazioni, bombardamenti, cannoneggiamenti, scoppi di ordigni sparsi dappertutto, cecchinaggi, incendi, assideramento, penne esplosive, parto senza assistenza, scoppi d mine. I caduti superarono i 1250 distribuiti in quasi 80 Comuni sui 134 della Provincia. La guerra di liberazione durò 9 mesi, da settembre 1943 a maggio 1944, con scontri su 4 linee di combattimento, tra le quali quella di resistenza ad oltranza Gustav nel settore Cassino-Mainarde.

Un ingegnere moderno. Davide Pacanowski e i sogni di Campobasso piccola città dell'Italia Meridionale degli anni '30

di Dario Brunetti

Campobasso, piccola città dell'Italia meridionale afflitta, all'inizio dell'Ottocento, da un'economia di povertà e dall'emarginazione e Gioacchino Murat e Berardino Musenga con i loro progetti di fare di essa la "Città Giardino" e nel tempo l'Unità d'Italia e poi il Fascismo. Giuseppe Altobello, medico, docente, scienziato e poeta, il suo villino liberty, clinica e museo nel cuore della città. La fine in miseria dell'eccelso luminare e la perdita della vita e della sua preziosa palazzina. L'impresa del commentatore Di Penta di Ripalimosani che rileva il villino e affida ad un ingegnere, tra i più estroversi e capaci, il futuro di quell'edificio. Davide Pacanowsky, ingegnere polacco di origine ebrea, che lascia il suo illuminato segno nella città e nella regione Molise, dove finirà internato nel campo di concentramento di Sepino, ma amerà tanto questa terra e la sua storia da riceverne, alla fine, la cittadinanza onoraria.

Campobasso nelle cronache del Ventennio (1920-1940)

di Ramona De Santis

Campobasso nel Ventennio attraverso le cronache, analizzata dall'autore in tutti i suoi aspetti, sociali e culturali. Dalla prefazione "Avremo la sensazione di passeggiare, incontrare, conversare, guardare, vivere, in una parola, in quei luoghi, vestiti come allora, leggendo, acquistando, visitando, assistendo come allora alle diverse manifestazioni che dimostrano il fervore intellettuale di una gente che ha dato le basi al tessuto del nostro tempo. Il ventennio fascista di Campobasso costituirà sicuramente il metro per sottolineare quanto l'esperienza di chi ha prodotto cultura e socialità, in un'epoca pure maledetta, possa insegnare a produrre per il bene comune, a resistere alle difficoltà, a collaborare per la rinascita.

Campobasso dopo l'Unità. Due scritti di Pasquale Albino 

di G. Palmieri

Riproposta di due brevi scritti di Pasquale Albino, apparsi nel 1872 sulla "Gazzetta di Provincia di Molise" e sul supplemento alla Nuova Enciclopedia Popolare UTET. Albino ripercorre rapidamente le vicende storiche della città, ne fornisce la descrizione in un momento di grande importanza per la sua riconfigurazione urbanistica, si sofferma su aspetti che, nella sua lettura, potrebbero indirizzarne lo sviluppo. I due scritti sono introdotti da un saggio di Giorgio Palmieri, "Pasquale Albino e la città di Campobasso", in cui, oltre a dare notizie sugli scritti, si ricostruisce la natura del rapporto fra Campobasso e Pasquale Albino, primo vero e proprio intellettuale "cittadino".

La congiura del 1679

di Giuseppe Mammarella

Larino, la città frentana del Molise, è il teatro di un fatto di sangue di fine XVII secolo, che coinvolge il Signore del luogo, il Duca di Carafa.
Alexandre Dumas (padre), conosciuto questo accadimento, che ai tempi fece notevole scalpore, lo inserì in due suoi romanzi, ovviamente adattandolo alle esigenze narrative.
Mammarella, storico e studioso della storia locale, attraverso minuziose ricerche tra i documenti raccolti nell’Archivio Storico Diocesano di Termoli - Larino, del quale è Direttore, ha ricostruito l’accaduto, ridandogli verità storica.
Per questo il testo è contrappuntato da note e riferimenti alle cronache del tempo.
Alcune immagini attribuiscono chiarezza visuale ai luoghi ed ai personaggi.

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